Rafael Pareja
E’ un piacere per me, oltre che un onore irripetibile, intervistare Rafael Pareja. Se non altro perché lo ricordo da quando eravamo poco più che pargoli. Era come ora. Solo che ora del suo temperamento ne ha saputo far arte.
Svelaci il segreto del vivere d’arte a Roma, come hai fatto? Basta il talento?
Culo e perseveranza, la cui mancanza può essere però sopperita dall’intraprendenza. Aggiungete un pizzico di cinismo. Naturalmente l’ingrediente base resta la qualità, che poi questa ci sia veramente o che ne stabiliscano la presenza gli altri è un altro discorso.
Frequenti i “posti d’arte” a Roma? Quali?
Sono molto pigro, specialmente ultimamente, ma quando mi riprendo dalla mia sonnacchiosa esistenza vado a vedere le mostre che più mi interessano.
Roma ha a che fare con quello che crei? Ti infuenza?
Assolutamente no, vivo poco la mia città, non sono mai riuscito ad apprezzarla, forse perché si notano di più i difetti di ciò che si ama o forse perché il traffico mi innervosisce.
Serve l’ironia nella creatività?
Assolutamente sì, anche se io non ne ho neppure un briciolo, forse a causa della stupidità.
Perché sei sempre così serioso?
Io non sono serioso, ma serio e nervoso, forse l’infanzia difficile priva di svaghi e giuochi.
Quali sono i “colleghi” che stimi?
Non te ne faccio i nomi per non metterli in una posizione imbarazzante.
L’arte è una cosa seria?
Io la prendo molto sul serio, sicuramente troppo.
Dove possiamo comprare i tuoi “quadri”?
A Lissone, alla Galleria Six, dite che vi mando io.
Hai avuto momenti scuri? Tipo depressione d’artista incompreso?
I miei numerosi momenti scuri sono sempre stati conseguenza dell’essere compreso, e sono convinto che più si è compresi e più si è vulnerabili.
Cosa di Roma ti fa incazzare?
Il fatto che non si trova più una pajata decente, chi ordina il vino Grechetto, la Gregoraci e le mignotte di lusso, i direttori di rete della RAI, gli autisti di auto blu, gli inquilini di Palazzo Madama e di Montecitorio, Pippo Franco, Pamela Prati e tutto il Bagaglino, Maurizio Costanzo, Previti e Rauti vicino di casa e la lista potrebbe diventare infinita. Ma un riassunto di qualità è già stato espresso da Remotti nella canzone con i Recycle Mamma Roma(Addio).
Cosa di Roma ti esalta?
La pizza a taglio, il tempo e la bellezza dei suoi edifici, la vicina gentile anche se vota Berlusconi, le battute del barista, i miei amici ubriachi, i giri in motorino e anche qui la lista potrebbe diventare infinita.
A cosa stai lavaornado ora?
Disegno Brain Maps su lavagnette di alluminio con pennarelli delebili, il materiale che si usa per le riunioni aziendali.
Andrea Lai